Il Governo Renzi contro lo Sviluppo Economico : dalla nascita degli Hotel, ai B&B, Home restaurant e Home restaurant Hotel e B&B 


HOTEL

Nell’antichità gli alberghi di cui si hanno notizie precise furono situati ad Olimpia ed Epidauro, dove in diversi periodi dell’anno, un numero considerevole di persone si riuniva per assistere a manifestazioni sportive, celebrazioni religiose o a grandi allestimenti commerciali. Se i viaggiatori più poveri si dovevano accontentare di tendopoli o baracche, quelli più facoltosi trovavano rifugio in strutture costruite appositamente e formate da camere separate, collocate intorno ad un cortile con colonnato. Nell’antica Roma, lungo le strade apparivano i cartelli indicanti i vari hospitia e deversoria, talvolta descritti come luoghi promiscui e pittoreschi. Nel Medioevo, per volere degli ecclesiastici, sorsero xenodochi ed ospizi non molto diversi dalle moderne pensioni-convitto, aventi lo scopo di permettere ai pellegrini un riposo ed un soggiorno tranquillo. Dopo il Mille si iniziò a delineare la figura professionale dell’albergatore moderno e proprio in quel periodo gli osti e i locandieri costituirono una loro corporazione con tanto di regolamento. Se il periodo rinascimentale contribuì a sviluppare il gusto per la buona tavola e per le maniere cortesi ed eleganti, ancora sino al Settecento i ceti altolocati preferivano l’ospitalità privata, ma l’intensificarsi dei traffici, dei commerci finì, inevitabilmente, per dare vita ad una industria alberghiera pronta ad accogliere una clientela eterogenea. Nell’epoca moderna le nuove tecnologie hanno contribuito a far evolvere gli alberghi verso centri pensati anche per il lavoro, in particolare per realizzare conferenze e convegni sfruttando ambientazioni anche di grande impatto quali quelle che si trovano in molti art hotel.

Bed and Breakfast 

È considerato generalmente più economico delle altre forme di alloggio turistico come hotel o residence, e più caro rispetto agli ostelli o campeggi. Spesso il B&B rappresenta una fonte economica importante per le famiglie, e allo stesso tempo un’occasione di compagnia e conoscenza per persone sole o famiglie, felici di ospitare e accogliere i viaggiatori. È praticato dalle famiglie con una o più stanze per gli ospiti libere, con o senza bagno privato, e include il pernottamento e la prima colazione. Negli ultimi anni, questo nuovo modo di viaggiare ha visto un incremento significativo. La possibilità di viaggiare in maniera più genuina, entrando in contatto con le persone del luogo, crea un’esperienza unica nel suo genere. In Italia vede la sua maggiore crescita con il Giubileo del 2000

Regolamentazione B&B in Italia

Sono regolati da leggi regionali, che si rifanno tutte alla Legge 29 marzo 2001, n. 135 – “Riforma della legislazione nazionale del turismo”[1] e sono distinti dagli affittacamere. Si deve trattare in ogni caso di una attività a conduzione familiare, condotta cioè da privati all’interno della propria abitazione e dimora, ovvero il luogo in cui si vive abitualmente. Il numero massimo di stanze e posti letto adibite al servizio varia a seconda della legge regionale; in genere c’è un limite di 3 stanze e 6 posti letto, ma alcune regioni ne consentono di più. La colazione fornita deve essere composta di cibi preconfezionati poiché i B&B non sono autorizzati a preparare, manipolare e servire alimenti, salvo diverse disposizioni regionali. A seconda dell’arredo, dell’ubicazione, della presenza o meno del bagno in camera, dei servizi offerti (cambio lenzuola, pulizia, TV o altri apparecchi elettronici in stanza, tipologia di colazione, ecc.), i B&B vengono in talune province classificati dalle Aziende Provinciali per il Turismo (APT) o da apposite commissioni comunali. Sono comunque ancora poche le regioni nelle quali avviene una classificazione, spesso non gradita dai gestori stessi che vedono in tal modo vanificare le peculiarità di ciascun B&B a favore di una standardizzazione del servizio offerto. Alcune associazioni classificano a loro volta i B&B, ma tali classificazioni non hanno alcuna validità a livello nazionale o internazionale, sono semplici criteri atti ad assicurare l’esistenza di determinati accessori o servizi all’interno di una struttura. Normalmente per aprire un B&B è sufficiente comunicare l’inizio dell’attività e i relativi prezzi presso il SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del proprio Comune. Dal punto di vista fiscale (secondo la risoluzione del Ministero delle Finanze n. 155 del 13/10/2000) non è necessario aprire una partita IVA in quanto l’attività di B&B deve essere esercitata in modo saltuario, ed è sufficiente il codice fiscale del titolare da apporsi anche sulla ricevuta (non fiscale) che è obbligatorio rilasciare al momento del pagamento. Per importi superiori agli euro 77,47 è inoltre obbligatorio porre sulla ricevuta una marca da bollo da 2 euro che generalmente viene fatta pagare al cliente (l’obbligo della apposizione è però a carico del gestore). Va inoltre rilevato che l’attività dei bed and breakfast non può essere subordinata alle autorizzazioni dell’assemblea di condominio. Trattandosi per legge di attività saltuaria, è inoltre obbligatoria la chiusura per alcuni mesi all’anno e non sono consentiti soggiorni per più di 30 giorni consecutivi. I proprietari dovranno considerare l’iscrizione della propria attività presso i maggiori portali online per aumentare significativamente la propria visibilità. Molti ospiti decidono in quale struttura prenotare solo dopo un’attenta analisi delle recensioni e delle caratteristiche esposte online. Molti gestori di B&B decidono di incrementare le proprie entrate offrendo ai propri ospiti attività alternative come passeggiate naturalistiche, corsi di cucina e altre attività legate al territorio.

Home Restaurant 

L’Home Restaurant è la possibilità offerta a chiunque ami stare ai fornelli di trasformare la propria casa e la propria cucina in un ristorante occasionalmente aperto per amici, conoscenti e perfetti sconosciuti (viaggiatori soprattutto) che avranno la possibilità di sperimentare la cucina originale dei luoghi frequentati abitualmente o in occasione di un viaggio. La tendenza è partita nel 2006 con i guerrilla restaurant a New York, per poi diffondersi nel 2009 anche nel Regno Unito. Grazie ai social network la moda si è estesa a macchia d’olio dando origine alla nascita dei Supper Club newyorkesi, delle case particular cubane e degli Home Restaurant. Una passione, quella della cucina, che si può trasformare in un vero e proprio business rispettando alcune regole previste dalla legge di ciascun Paese. Gli Home Restaurant sono il valore aggiunto della scoperta di un territorio grazie alle ricette tipiche realizzate con prodotti locali dalle mani di nonne, mamme, zie, amiche e amici che si trasformano in chef e offrono, in casa propria, occasioni di incontro, scambio e tanta, tantissima qualità e rispetto della tradizione.

Home Restaurant Hotel 

Nasce in Italia nel Febbraio 2015, un progetto firmato GC management srl una società di Reggio Calabria che nasce nel 2014 e si occupa di gestione diretta e indiretta di attività alberghiere extraalberghiere e ristorative. La GC restaurant & management fa capo a Gaetano Campolo che dopo la gestione diretta di un Country House vicino Perugia e un Hotel 4 stelle a Reggio Calabria, unisce il nuovo modello di ristorazione con l’ospitalità in Home restaurant Hotel, dove da 18 mesi dimostra la fattibilità e la creazione di un nuovo modello di hotellerie che presto sarà App dove chiunque potrà sia viaggiare e usufruire dell’Home restaurant ma anche fare business iscrivendosi da Admin.  Un progetto incentrato sull’uso del web per organizzare cene tematiche o per ospitare chi si trova a Firenze per una vacanza. Attraverso i social ci si incontra e si promuovono le cene e attraverso un sito web di nuova generazione è possibile prenotare un tavolo o una camera del B&B. L’obiettivo e quello di trovare un sodalizio ideale tra tradizione e innovazione, tra il mondo dei social ed il piacere di stare assieme davanti a una tavola imbandita. Quello che il giovane fondatore, il cuoco reggino Gaetano Campolo, propone agli ospiti dell’home restaurant hotel è la possibilità di gustare i piatti della tradizione gastronomica italiana preparati in casa con ingredienti di qualità rivisitati da chef professionisti. In più sarà possibile alloggiare direttamente in una delle lussuose camere dello splendido palazzo del ‘700 in cui si trova il B&B al centro storico di Firenze. L’intento di unire storia e tecnologia si ritrova nello stile del b&b dove, tra gli affreschi e i tetti a cassettoni, troviamo un arredamento moderno e funzionale e tanti accessori hi-tech. Ogni stanza infatti è dotata di smart TV, iPad e Consolle per i videogiochi. Ma il vero fiore all’occhiello rimane la buona cucina proposta nell’home restaurant. Non si tratta di un semplice pranzo o di una cena, ma di un vero e proprio evento sociale, in cui lo chef condivide con i commensali la passione e la cura per la qualità “casereccia” dei menu che cambiano settimanalmente. Il focus dell’home restaurant hotel è quello di dare agli ospiti che vorranno provarlo il calore dell’aria familiare e l’attenzione ai dettagli in cucina e nell’ospitalità che può darti un hotel stellato.

Da Olimpia ed Epidauro a Matteo Renzi ecco come Un Governo Può distruggere lo Sviluppo e non favorire Turismo e Ospitalità 

Fonte il sole 24 ore

I cuochi del social eating lo aspettavano da mesi. Qualche giorno fa la X Commissione delle attività produttive della Camera ha concluso l’esame del testo che disciplina che disciplina l’attività di ristorazione in abitazione privata : 7 articoli regolamentano per la prima volta l’home restaurant, al fine di valorizzare e favorire la cultura del cibo tradizionale e di qualità.


Nella Ue 28 miliardi generati dalla sharing economy


La discussione in Aula del disegno di legge ha colto in pieno l’invito della Commissione europea a definire un’agenda per l’economia collaborativa (Comunicazione presentata nello scorso mese di giugno): l’Ue crede nella sharing economy e invita gli Stati membri a favorirne lo sviluppo, quale contributo importante alla crescita e all’occupazione. A generare fiducia nei nuovi modelli di business sono i numeri: lo scorso anno il reddito lordo originato nell’Unione dalle piattaforme collaborative è stato di circa 28 miliardi di euro.


Stop alla deregulation


Cosa cambia in Italia nel mondo del social dinner? Se in Francia gli home restaurant vengono incentivati, da noi è stop alla deregulation. “L’attività finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all’interno delle unità immobiliari ad uso abitativo di residenza o domicilio, proprie o di un soggetto terzo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti, anche a titolo gratuito e dove i pasti sono preparati all’interno delle strutture medesime” trova nel nuovo testo di legge tetti, limiti e paletti. Esultano in pochi, soddisfatta la Fipe che da tempo si appella alla concorrenza sleale, ai rischi per la salute pubblica e per l’evasione fiscale per arginare “un fenomeno che distorce il mercato”.


Il “soggetto gestore”, l’ “operatore cuoco” e l’ “utente fruitore”


La fantasiosa nomenclatura del social eating si irrigidisce in definizioni tecniche: il “soggetto gestore” è la piattaforma digitale (Gnammo, ad esempio) che garantisce che le informazioni relative alle attività degli utenti iscritti, ovvero l’“operatore cuoco” e l’”utente fruitore”, siano tracciate e conservate, seppur nel rispetto delle vigenti norme sulla privacy. La piattaforma è inoltre tenuta a rendere disponibili le informazioni agli enti di controllo competenti. L’ottica è quella di “ stabilire innanzitutto delle garanzie per gli utenti”, come dichiara il relatore Angelo Senaldi (Pd). E leale concorrenza.


Coperti e pagamenti elettronici


L’attività di home restaurant deve essere saltuaria. Non può spingersi oltre il limite dei 500 coperti l’anno. E i proventi non possono superare i 5mila euro in 12 mesi. Necessario precisare, chiedono gli interessati, se la cifra va intesa come “utile”. Si attende un chiarimento da parte della Ragioneria generale dello Stato. Il pagamento deve avvenire tramite la piattaforma che gestisce le prenotazioni, attraverso carta di credito o bancomat. Mai ospiti a sorpresa: la partecipazione dell’ “utente fruitore” all’evento enogastronomico a domicilio richiede in ogni caso l’assenso da parte dell’ “operatore cuoco”. Gli appuntamenti per pranzi e cene devono essere on line almeno 30 minuti prima del loro svolgimento. L’eventuale cancellazione del servizio deve rimanere tracciata.


Assicurazione per cuochi e immobili


Fra le responsabilità del soggetto gestore della piattaforma digitale, c’è quella di informare gli “utenti fruitori” che l’ home restaurant è un’ “attività non professionale di ristorazione”. Deve verificare inoltre che i cuochi siano coperti da polizze assicurative e che l’unità immobiliare ad uso abitativo sia coperta da apposita polizza sulla responsabilità civile verso terzi. Chi gestisce le piattaforme infine garantisce che chi si cimenta ai fornelli sia in possesso dei requisiti previsti. A cominciare dall’Haccp per l’ igiene dei prodotti alimentari e dall’ abitabilità dell’immobile. La piattaforma Gnammo, la più diffusa in Italia, sta lavorando a un progetto di formazione per cuochi casalinghi.


Scia obbligatoria e divieti


Necessaria anche la Scia per segnalare al Comune l’avvio dell’attività. La dichiarazione produce effetti immediati. In caso contrario, si chiude e si rischia l’applicazione di sanzioni amministrative: multe da 2.500 a 15.000 euro. Per i sostenitori della sharing economy la procedura “snatura gli home restaurant, connotandoli come attività commerciali”. Il provvedimento vieta anche di sommare il social eating al servizio di affittacamere che prevede la destinazione di unità immobiliari a uso abitativo (AirbnB, ad esempio) ad attività turistico-ricettive in forma non imprenditoriale. “Il rischio è che diventino un secondo lavoro, magari in nero – aggiunge Senaldi -. Per questo il testo di legge vieta ai Bed & Breakfast di praticare attività di home restaurant”.

Le contestazioni 

Per Giambattista Scivoletto, fondatore di hoerestaurant.com , il provvedimento rappresenta un ulteriore passo verso la chiusura nei confronti di questa promettente attività di sharing economy. L’obbligo di registrazione sulle piattaforme web e quello di acquisire pagamenti solo in forma elettronica impedirà l’85% delle nuove aperture. Nessuno potrà avviare un home restaurant, promuoversi con il passaparola o con un proprio sito web”. Gaetano Campolo, che ha registrato il marchio Home Restaurant Hotel, per la sua attività nel centro storico di Firenze (72mila euro investiti) in cui abbina l’affitto delle camere e l’home restaurant, attende spiegazioni. La speranza è riposta in una pronuncia dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, prima che la legge arrivi in aula per il voto finale.