Home restaurant: da cene illegali a modello di sharing economy

Gli underground restaurant che “aprono” nelle case private finiscono fuori legge? Non è estattamente così e la battaglia dei microimprenditori non si ferma

Torneremo a chiamarli così, underground, come si faceva una volta, e a sussurrare a bassa voce l’indirizzo di questo o quel ristorante “aperto” in qualche casa privata delle nostre città? Una notizia ha detabilizzato negli ultimi giorni il movimento dei social eating, home restaurant, supper club o che dir si voglia, ristoranti clandestini, perché un decreto impone (finalmente) una regolarizzazione. I commercianti gioiscono, inneggiando alla fine dell’illegalità, ma la verità è un’altra. Tornare agli underground restaurant e pensare di risolvere la questione con una buona dose di proibizionismo sarebbe una sconfitta, controproducente, che finirebbe per riportare nel sommerso una nuova economia che ha deciso di emergere – a volto scoperto.

Chi sono questi ristoratori casalinghi

La versione food di uno speakeasy bar sotto il proibizionismo, è diventata talmente popolare negli utimi annie alla luce del sole da aver perso oramai questa connotazione “misteriosa”. Ce ne sono tanti, tantissimi, e sull’onda delle esperienze internazionali sono arrivati anche in Italia da qualche anno, da Nord a Sud.Sono ragazzi che si vogliono misurare con una futura professione di chef, persone che amano talmente tanto ricevere che lo fanno molto volentieri anche con degli sconosciuti, chi arrotonda con l’affitto ma tutti sostanzialmente lo fanno per passione e per pochi ospiti, che al posto che in una sala di un locale vengono accolti in sala da pranzo o nella cucina – in cambio di qualche decina di euro. Grazie a internet è tutto più facile e seppure senza un’insegna e della pubblicità, decisamente rischiosa, il modo per farsi conoscere e procacciarsi i clienti passa attraverso siti specializzati come New Gusto, una startup di Italiani che è ora disponibile in 56 Paesi dove mettere in vendita una ricetta particolare, anche da asporto, o intere cene tematiche, e Home restaurant Hotel con la nuovissima app permetterà di affittare sia una sua suite sia il ristorante in casa, idea della GC management con marchio brevettato al Ministero dello Sviluppo Economico, nata a Reggio Calabria, con Nucleo Operativo a Firenze pronta a  diffondersi su tutto il Paese.

Il decreto “equipara”: un punto di partenza Ristoranti illegali ed evasione fiscale, a sentire una campana, esempio virtuoso di sharing economy, di auto imprenditorialità e di turismo diffuso, guardando al lato positivo. Quello che è certo che dopo anni di vuoto legislativo le parole del Mistero dello Sviluppo Economico hanno ora definito gli home restaurant “attività economica in senso proprio” con la risoluzione n.50481, “anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitati, non può che essere classificata come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, essi rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela. Infatti, la fornitura di dette prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo, quindi, anche con l’innovativa modalità, l’attività si esplica quale attività economica in senso proprio”

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