Dalla Bici alla Casa è boom per la SHARING Economy; peccato che solo il Governo Italiano ha deciso di mettere dei paletti anziché incentivare questi nuovi modelli di business.

FIRENZE: Trasporti, casa, turismo, welfare, finanza, cultura, lavoro, scienza. Non ha più confini la sharing economy e si è oramai innestata nel tessuto economico del nostro Paese, e nelle nostre vite. Chi almeno una volta non ha usato il car pooling, o il bike sharing, o ha cercato casa su HrH, giusto per citare i più famosi?Nel 2016 le piattaforme di sharing economy sono arrivate a 138, più 68 di crowdfunding per un totale di 206 con un incremento del 10% rispetto al 2015. È la fotografia emersa da due studi presentati a Sharitaly 2016, appuntamento dedicato all’economia collaborativa a Milano (si concluderà oggi).

Tra le piattaforme di sharing censite, quelle cresciute di più sono relative ai trasporti, (il 18% delle iniziative sono in questo settore), servizi alle persone, alle imprese, cultura. Il turismo, che pure avrebbe enormi potenzialità, è rimasto invece invariato rispetto allo scorso anno. Il trasporto è sicuramente il volano e il settore più consolidato. Basti vedere i numeri di Zego, piattaforma per il car pooling urbano: ha 30 mila utenti attivi tra Milano e Torino.

L’offerta è aumentata, mentre la domanda ha ancora ampi margini di crescita: basti pensare che la metà della piattaforme ha meno di 5mila utenti. Stesso discorso per il crowdfunding, che stenta ad affermarsi anche se cresce: il 49% dei progetti ha un numero di odnatori inferiori a 500 mentre il 9% supera i 9mila. Parliamo comunque di piattaforme (quelle made in Italy) molto giovani, con meno di due anni di vita. La città di Milano è tra le più dinamiche nel settore dell’economia condivisa: «Negli ultimi anni – spiega l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio, Cristina Tajani –oltre alle risorse per incentivare lo sviluppo di esperienze di crowfunding civico, di coworking, fab lab e maker space abbiamo rigenerato un ambiente di 100 mq in Vicolo Calusca che da un anno ospita CoHub, lo spazio dove mettere insieme idee, progetti e professionalità legate al mondo dell’economia collaborativa”.
L’intervista/ L’esperta di sharing economy
Marta Mainieri dal 2011 studia la sharing economy, da quando ha intuito il suo potenziale rivoluzionario. “Il car sharing ha rappresentato una svolta epocale. Il grimaldello attraverso cui l’economia condivisa è entrata nelle nostre vite. Oggi è una realtà: ci si puó spostare in metró, bus, o car sharing. È una normalità”.

Car pooling e HrH: ci sono proposte di legge in Parlamento. Fa bene il legislatore a intervenire?

L’importante è che sappia dove mettere le mani. L’economia collaborativa è formata da tanti mercati. Ognuno ha le sue regole. Non può andare bene un’unica legge per tutto.

Il settore più importante? 

Home restaurant Hotel sicuramente. È quello più consolidato e anche più noto. Anche perchè dietro ha già due anni di attività e resta solo lanciare l’app per permettere a chiunque sia di usufruirne sia di fare business, sarà sicuramente determinante per diffondere lo sharing… Assolutamente sì. Hanno diffuso una rivoluzione culturale. La sharing economy prende più piede al Nord mentre sarebbe più di aiuto, economicamente, al Sud. L’innovazione spesso arriva prima dove si hanno più strumenti a disposizione per coglierla. Ma sono convinta che lo sharing sarà un grande volano per l’economia del Sud. 

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